Attribuzione cognome paterno (art. 262 c.c)

Cos’è/cosa serve

E’ una procedura che serve ad attribuire al figlio minore, la cui paternità sia stata riconosciuta (o accertata giudizialmente) successivamente a quella della madre, il cognome paterno.
Infatti se il riconoscimento del figlio naturale è effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, al figlio viene attribuito automaticamente il cognome del padre.
Se invece il figlio naturale viene riconosciuto dai due genitori in momenti diversi, assume il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo.
Qualora la filiazione nei confronti del padre venga riconosciuta (ovvero giudizialmente accertata) successivamente al riconoscimento da parte della madre, è comunque possibile attribuire il cognome paterno al figlio sostituendolo, anteponendolo ovvero posponendolo a quello materno;
In questo caso, se il figlio è ancora minorenne, i genitori devono presentare ricorso al Tribunale
competente, che, valutato l’interesse del minore, deciderà circa l'assunzione del cognome del padre, previo ascolto dei genitori e del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore, “ove capace di discernimento”.
Se, al contrario, è maggiorenne, il figlio effettua la propria scelta dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di nascita (art. 33 DPR 396/2000).
La stessa disciplina si applica anche se la filiazione nei confronti del genitore sia stata accertata o riconosciuta successivamente all’attribuzione del cognome da parte dell’Ufficiale dello Stato Civile

Normativa

- Art. 262 codice civile

Chi può richiederla

I genitori (o il genitore) del minore.

Come si svolge il procedimento

I genitori (o il genitore che vi abbia interesse) devono depositare apposita istanza (v. infra modulistica ), unitamente alla nota di iscrizione a ruolo e alla documentazione necessaria, nella cancelleria della Volontaria Giurisdizione del Tribunale.
La cancelleria iscrive a ruolo il procedimento e rilascia il relativo numero attraverso il quale l’utente, collegandosi al Portale Telematico del Ministero della Giustizia (consultazione pubblica dei registri), può seguire l’iter del procedimento.
A seguito del deposito del ricorso in cancelleria, il Giudice fissa normalmente un’udienza per sentire i genitori del minore (e il minore stesso se sussistano i presupposti) e, qualora ritenga l’attribuzione del cognome rispondente all’interesse del minore, accoglie la domanda.
Emesso il provvedimento, i genitori dovranno poi richiedere una copia conforme dello stesso presso la cancelleria della volontaria giurisdizione da consegnare all’Ufficiale di Stato Civile

Cosa serve

Rimborso contributo unificato

Rimborso contributo unificato

Il diritto al rimborso del contributo unificato sorge a favore dei soggetti che abbiano effettuato il versamento del tributo indebitamente ovvero in misura superiore a quella dovuta. Tali situazioni, senza pretesa di esaustività, possono ricorrere, ad esempio, nelle ipotesi di:

- versamento di somme eccedenti lo scaglione di riferimento;

- duplicazione dei versamenti;

- versamento effettuato a fronte di procedimento giurisdizionale esente;

- versamento al quale non ha fatto seguito il deposito e l'iscrizione a ruolo dell'atto introduttivo del giudizio.

Il diritto al rimborso deve essere esercitato,  a mezzo apposita istanza, entro il termine di decadenza di due anni, decorrente dal giorno in cui è stato eseguito il versamento, giusta previsione dell'articolo 21, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, previa verifica dell’univoca identificabilità dell'ufficio giudiziario competente, del contribuente che ha effettuato il versamento e, infine, del giudizio di riferimento (chiaramente, nei soli casi in cui questo sia stato effettivamente incardinato).

Per i soli versamenti eseguiti a mezzo F23, l'erronea indicazione del codice ufficio, come anche quella del codice tributo, di per sé non costituisce una ragione sufficiente a generare il diritto al rimborso di quanto versato. Invero, in simili evenienze, gli errori occorsi possono essere rettificati, inviando una apposita comunicazione in tal senso sia all'ufficio giudiziario interessato , sia all'Ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate competente di modo che la correzione operata consentirà di sfruttare utilmente il versamento rettificato per la successiva iscrizione a ruolo della controversia.

Nell'ipotesi di mancato deposito dell'atto introduttivo del giudizio a fronte di versamento eseguito presso le ricevitorie di generi di monopolio e di valori bollati (cosiddetto "versamento semplificato"), stante anche l'impossibilità di individuare l'effettivo contribuente, unico soggetto legittimato a chiedere un eventuale rimborso, deve ritenersi preclusa la possibilità di ottenere la restituzione delle somme versate.

Per evidenti ragioni di economicità amministrativa, non viene dato corso alle richieste di rimborso di importo complessivo inferiore a dodici euro, in coerenza con l'indicazione contenuta nell’  articolo 25 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

L'istanza di rimborso, redatta in carta semplice, è prodotta all'ufficio giudiziario competente, individuato sulla base del relativo procedimento giurisdizionale ovvero, nel caso questo non sia stato più promosso, dell'indicazione contenuta sul bollettino di conto corrente postale o sul modello di versamento F23 (nome o codice ufficio) , direttamente all'ufficio giudiziario oppure spedita allo stesso con plico senza busta a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

Nel caso di avvenuta presentazione dell'istanza ad ufficio incompetente, lo stesso provvede al successivo inoltro alla cancelleria dell'ufficio giudiziario competente, dandone notizia al contribuente. Qualora non risultasse possibile, sulla base degli atti e delle notizie in possesso, individuare l'ufficio giudiziario competente, l'ufficio che ha ricevuto l'istanza comunica al contribuente, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, che, salvo diversa utile indicazione da fornire entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione stessa, l'istanza di rimborso sarà inoltrata per l'istruttoria alla cancelleria del Tribunale Ordinario del proprio circondario.

Nell'istanza, oltre alle generalità, il richiedente, sotto la propria responsabilità per la veridicità di quanto indicato, deve precisare:

  1. la data e il luogo di nascita;
  2. il codice fiscale;
  3. la residenza e il relativo codice di avviamento postale;
  4. il domicilio, se diverso dalla residenza, e il recapito a cui indirizzare le comunicazioni con l'eventuale indicazione del numero di telefono e dell'indirizzo di posta elettronica;
  5. gli elementi idonei alla agevole identificazione del giudizio per il quale è stato versato il contributo unificato (parti, numero di ruolo, ecc.);
  6. gli estremi del versamento o dei versamenti effettuati, con il relativo importo;
  7. l'importo richiesto a rimborso;
  8. la modalità di pagamento prescelta per il rimborso degli importi reclamati.

Inoltre, la medesima istanza deve contenere la dichiarazione, resa sempre sotto la responsabilità del contribuente, dell'inesistenza di altre analoghe richieste di rimborso fondate sui medesimi presupposti.

E’ possibile proporre un'unica istanza riguardante più versamenti sul presupposto che essi siano ascrivibili al medesimo contribuente legittimato e all'identico ufficio giudiziario competente.

Per l'identificazione certa del richiedente, l'istanza di rimborso, al momento della presentazione, deve essere sottoscritta alla presenza del funzionario addetto al ricevimento degli atti.

In caso di presentazione effettuata a cura di soggetto diverso, oppure di invio eseguito a mezzo del servizio postale, l'istanza, già sottoscritta, deve essere corredata dalla copia fotostatica di un valido documento personale di riconoscimento del richiedente.

Per ogni istanza presentata direttamente all'ufficio giudiziario, dopo un generale e semplice riscontro formale, è rilasciata apposita ricevuta.

Per le richieste inoltrate mediante il servizio postale, ai fini della verifica della decadenza del diritto al rimborso, fa fede la data del timbro dell'ufficio postale accettante, mentre verrà preso in considerazione il momento di ricezione quanto al rispetto dell'ordine cronologico per la trattazione di tutte le istanze pervenute. Nessuna responsabilità può derivare all'Amministrazione destinataria, salvo il caso di colpa imputabile alla stessa, dall'eventuale verificarsi di disguidi postali o di mancato recapito.

Le istanze devono essere corredate della documentazione comprovante il diritto al rimborso. In particolare, in caso di rimborso richiesto a fronte della mancata iscrizione a ruolo del procedimento giurisdizionale presso l'ufficio giudiziario, devono essere allegati, a pena di improcedibilità, tutti i documenti originali comprovanti l'avvenuto versamento del contributo unificato. Esemplificando, quanto al modello F23, devono essere prodotti in originale sia la "copia per il soggetto che effettua il pagamento" che la "copia per eventuale presentazione all’Ufficio' ed entrambi gli esemplari devono recare la quietanza resa dal soggetto che ha proceduto alla riscossione del contributo unificato (concessionario, banca o Poste Italiane S.p.A.). Parimenti, nel caso di versamento eseguito a mezzo conto corrente postale devono essere allegati in originale tanto il tagliando denominato "attestazione di versamento", quanto quello denominato "ricevuta di versamento".

All'istanza di rimborso deve essere altresì allegato, nell'ipotesi di mancata iscrizione a ruolo del procedimento giurisdizionale, l'originale dell'atto giudiziario, completo di notifica, in virtù del quale è stato effettuato il versamento.

L'ufficio giudiziario competente, una volta acquisita l'istanza di rimborso, provvede, preliminarmente, ad accertare la legittimazione del contribuente istante, il quale deve naturalmente coincidere con il soggetto che ha provveduto al versamento del contributo unificato.

In seguito, il medesimo ufficio procede al riscontro delle dichiarazioni rese e delle richieste avanzate, appurando, in particolare, l'effettività dell'importo del versamento (o dei versamenti) e la sussistenza, sulla base della documentazione prodotta e di quella già in possesso, dei presupposti indicati a fondamento del diritto vantato.

Per le richieste di rimborso a fronte delle quali l'originale del versamento è stato acquisito al fascicolo del procedimento, il funzionario responsabile della competente cancelleria individua, tra gli altri elementi, le circostanze che legittimano la richiesta di rimborso. In buona sostanza, il funzionario deve accertare la misura del contributo unificato dovuta per il procedimento di riferimento ovvero la sussistenza di ipotesi di esenzione, nonché l'importo del versamento effettuato e l'effettiva esistenza di differenze a favore del contribuente. Conclusosi il riscontro con il riconoscimento del diritto al rimborso e con la quantificazione del relativo ammontare, il predetto funzionario responsabile compendia gli esiti dell'istruttoria compiuta in un'apposita attestazione, affinché il servizio competente possa procedere alla susseguente fase di liquidazione.

Nel provvedimento di liquidazione sono indicati i dati necessari per individuare la decorrenza degli interessi, da calcolarsi per semestre intero, escluso il primo, dalla data di versamento sino alla data dell'ordine di pagamento, secondo le modalità e il saggio previsti dall'articolo 44 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni. Il calcolo degli interessi maturati è effettuato dall'Agenzia delle Entrate.

Il competente funzionario dell'ufficio giudiziario adotta il provvedimento di liquidazione in un unico esemplare originale. Una copia del provvedimento, da mantenere agli atti d'ufficio, deve essere corredata della documentazione comprovante l'avvenuto versamento del contributo unificato. Necessariamente devono essere allegate le quietanze originali (modello F23, bollettino di conto corrente postale) per i rimborsi eseguiti in assenza di procedimento giurisdizionale instaurato, ovvero, negli altri casi, l'attestazione con cui è stato accertato il diritto al rimborso, nonché una copia dichiarata conforme della ricevuta di versamento inserita nel fascicolo processuale di riferimento.

Al chiaro scopo di evitare il rischio di duplicazione di pagamenti, sull'originale della ricevuta di versamento e sull'originale dell'atto cui la stessa è stata acclusa o applicata deve essere riportato in debita evidenza l'avvenuto riconoscimento del rimborso, indicando l'importo e gli estremi del relativo provvedimento di liquidazione.

Terminata l'istruttoria con il riconoscimento e la quantificazione del rimborso, totale o parziale, del contributo unificato versato, l'ufficio giudiziario provvede a trasmettere il provvedimento di liquidazione all'Ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate competente per territorio, individuato sulla base della sede dell'ufficio giudiziario emittente, trattenendo la copia della documentazione a supporto del rimborso per gli eventuali successivi controlli. Dell'avvenuta trasmissione è data contestuale notizia al contribuente beneficiario sempre a cura dell'ufficio giudiziario.

Il provvedimento di liquidazione deve contenere: i dati anagrafici ed il codice fiscale del contribuente titolare del rimborso, la somma da rimborsare, la data di decorrenza degli interessi (ovvero la data di versamento del contributo unificato), nonché, qualora sia stato richiesto il pagamento a mezzo accredito, le coordinate del relativo conto corrente bancario o postale secondo lo standard internazionale IBAN (costituite dai codici: Paese, Check digit, CIN, ABI, CAB, numero di conto) intestato o cointestato al contribuente beneficiario.

L'Ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate, una volta ricevuto il provvedimento di liquidazione, provvede ad acquisire i dati ivi inseriti e ad esperire i dovuti riscontri di natura formale.

Successivamente, nel rispetto dell'ordine cronologico dei provvedimenti di liquidazione pervenuti ed in base agli stanziamenti in bilancio, l'Agenzia delle Entrate esegue il pagamento delle somme a rimborso, emettendo apposito ordinativo, comprensivo del capitale e degli interessi maturati, a favore del beneficiario.

L'emergenza di carenze o irregolarità nel provvedimento di liquidazione deve essere tempestivamente segnalata dall'Ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate all'ufficio giudiziario emittente per consentire l'adozione degli opportuni interventi correttivi.

Nel caso di somme indebitamente rimborsate per errori occorsi nel procedimento di liquidazione oppure per altri disguidi, il competente ufficio giudiziario, informato al riguardo dall'Agenzia delle Entrate, provvede - in analogia con quanto previsto dall'articolo 16 del D.P.R. n. 115/2002 in caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato - al recupero delle relative somme mediante iscrizione a ruolo ai sensi dell'articolo 43 del D.P.R. n. 602/1973, e successive modificazioni.

Le eventuali controversie sull'entità dell'importo rimborsato ovvero sulla fondatezza del diritto al rimborso, rientrando nella sfera di cognizione del giudice tributario, sono disciplinate dalle disposizioni previste per il processo tributario contenute nel D.Lgs. n. 546/1992.

Nello specifico, il ricorso può essere proposto avverso il rifiuto espresso o tacito del rimborso, avanti alla competente Commissione Tributaria di primo grado e deve essere notificato al solo ufficio giudiziario che non ha accolto, in tutto o in parte, il richiesto rimborso.

Per quanto attiene all'ipotesi di rifiuto tacito, si evidenzia che il ricorso può essere proposto entro il termine ordinario di prescrizione decennale, ma solo una volta trascorsi novanta giorni dalla presentazione dell'istanza di rimborso (articolo 21, comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992). Si rammenta che tale istanza di rimborso deve essere prodotta, a pena di decadenza, entro due anni dal versamento del contributo unificato.

Nella diversa ipotesi di rifiuto espresso alla restituzione delle somme versate, il provvedimento di rigetto, da notificare al contribuente istante, deve contenere l'indicazione del termine di decadenza entro il quale l'eventuale ricorso deve essere proposto, delle forme da osservare per la sua proposizione, nonché della Commissione tributaria competente.

Spese di Giustizia

Responsabile ufficio:

BUDA Dott.ssa Maria Margherita

 

Corso Promessi Sposi n. 27/C - Lecco:

Piano secondo, stanza n. 204
T. 0341.379627
F. 0341.379445

EMAIL
PEC

Giorni ed orari di apertura al pubblico:

dal lunedì al venerdì dalle 9.00  alle 12.00 

Materie ed attività di competenza

istruisce le pratiche relative al pagamento delle spese in materia civile e penale.

Tali spese sono:

- rimborsi spese di viaggio dovute ai testimoni (deve essere compilata apposita istanza  richiesta rimborso spese viaggio testimoni alla quale va allegata la necessaria documentazione);

- pagamento degli onorari e delle spese a periti  e custodi di veicoli sottoposti a sequestro nei processi penali,

- compensi ai difensori di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato nei processi penali e civili.

I pagamenti decretati dal magistrato e/o ordinati dal cancelliere (secondo le rispettive competenze), sono eseguiti dal funzionario delegato, avente competenza sulla Corte d’Appello di Milano, mediante accreditamento in c/c bancario o postale.

Ai fini del pagamento bisogna fornire all'ufficio tutti i dati anagrafici (cognome, nome, data e luogo di nascita, residenza e domicilio) nonché il codice fiscale ovvero, in caso di persone giuridiche, la denominazione completa, la sede e la partita IVA.

Per  l’accreditamento in conto corrente, vanno fornite altresì le coordinate bancarie/banco posta, con particolare riguardo ai codici BIC e  IBAN. La fattura deve essere prodotta prima del pagamento.

Ai testimoni non residenti spetta il rimborso delle spese di viaggio, per andata e ritorno, pari al prezzo del biglietto di seconda classe sui servizi di linea o al prezzo del biglietto aereo della classe economica, quest’ultimo solo se autorizzato dall'autorità giudiziaria. Se tali servizi non esistono, il rimborso delle spese di viaggio è riferito alla località più vicina per cui esiste il servizio di linea. Spetta, inoltre, l'indennità di euro 0,72 per ogni giornata impiegata per il viaggio, e l'indennità di euro 1,29 per ogni giornata di soggiorno nel luogo dell'esame, qualora i testimoni siano obbligati a rimanere fuori dalla propria residenza almeno un giorno intero, oltre a quello di partenza e di ritorno.

Il modulo per il rimborso delle spese di viaggio può essere richiesto anche al cancelliere in udienza che certificherà la presenza al dibattimento, oppure presso l'ufficio Spese di Giustizia.

La documentazione allegata potrà essere depositata, non oltre 100 giorni dalla testimonianza, all'Ufficio Spese di Giustizia.

Documenti da allegare all'istanza di rimborso:

- citazione dell’organo requirente o giudicante con la relata di notifica in originale;

- attestazione di presenza rilasciata dal Cancelliere in udienza;

- documenti di viaggio (biglietti, scontrini, ecc.).In mancanza dei documenti di viaggio occorre allegare  dich. sostitutiva atto notorietà

- autorizzazione del magistrato (solo per viaggio aereo).

Recupero Crediti

Responsabile ufficio:

COSTANZO dott. Paolo Salvatore

 

Ubicazione ufficio:

Piano secondo,  stanza n. 203

Telefono: 0341 379626
Fax: 0341 285475
PEC
EMAIL

Giorni ed orari di apertura al pubblico:

al lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30

 

Materie ed attività di competenza

recupero crediti erariali in materia civile e penale (pene pecuniarie, spese di giustizia, sanzioni pecuniarie processuali, sanzioni amministrative pecuniarie dovute all’erario in conseguenza di provvedimenti giurisdizionali di condanna).
Adozione provvedimenti amministrativi in materia di sospensione del ruolo.
Adempimenti conseguenti ad istanze di remissione del debito.
Rilascio certificati per avvenuto pagamento spese di giustizia ad uso riabilitazione e certificati di esecuzione pena pecuniaria ai fini del rilascio del passaporto.

Iscrizioni al registro stampa

Iscrizioni al registro stampa

ISCRIZIONE NEL REGISTRO

Domanda in carta da bollo da euro 16,00 indirizzata al Presidente del Tribunale, con la quale il proprietario (o legale rappresentante del proprietario, se persona giuridica o altro ente) chiede la registrazione del periodico.

La domanda deve essere accompagnata dalla dichiarazione, in carta da bollo, di cui all'art. 5, secondo comma, n. 1, della legge 8 febbraio 1948 n. 47, con le firme autentiche del proprietario, dell'editore e del direttore responsabile (dalla quale risultino il nome e il domicilio di essi e della persona che esercita l’impresa giornalistica, se questa è diversa dal proprietario, nonché il titolo e la natura della pubblicazione).

Il direttore responsabile deve essere cittadino italiano (il cittadino comunitario è parificato al cittadino italiano ai sensi dell'art. 9 della legge 6 febbraio 1946 n. 52) e possedere gli altri requisiti per l'iscrizione nelle liste elettorali politiche.

Può essere direttore responsabile anche l'italiano non appartenente alla Repubblica, se possiede gli altri requisiti per la iscrizione nelle liste elettorali politiche.

- Nella domanda devono essere indicate:

- Tecnica di diffusione

- Per la stampa indicare il nome e l'indirizzo della tipografia.

- Per il giornale radio indicare il nome della stazione emittente, la frequenza e l'indirizzo.

- Per il telegiornale indicare il canale, il nome dell'emittente e gli studi da cui trasmette.

- Per il periodico telematico indicare il nome e l'indirizzo del service provider, gli estremi del decreto di autorizzazione del Ministero delle Comunicazioni e l'indirizzo web della pubblicazione telematica.

Proprietario

Per il proprietario persona fisica indicare nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza.

Per il proprietario persona giuridica o ente indicare denominazione e sede della persona giuridica, nonché cognome, nome luogo e data di nascita, residenza del legale rappresentante.

Editore

Per l'editore persona fisica indicare nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza.

Per l'editore persona giuridica o ente indicare denominazione e sede della persona giuridica nonché cognome e nome, luogo e data di nascita, residenza del legale rappresentante.

Direttore responsabile

Indicare cognome e nome, luogo e data di nascita, residenza, ordine professionale, elenco (professionisti, pubblicisti, pubblicisti provvisori elenco speciale), estremi del certificato di iscrizione all'ordine professionale (n. di protocollo e data del rilascio).

Documentazione richiesta:

- certificato di iscrizione del direttore responsabile all’albo dei giornalisti in bollo da euro 16,00 o autocertificazione in carta libera;
- certificati congiunti in bollo da euro 16,00, di nascita, residenza, cittadinanza e godimento dei diritti politici del proprietario (o del legale rappresentante nel caso di persona giuridica o altro ente), dell’editore (se soggetto diverso dal proprietario) e del direttore responsabile, oppure dichiarazione sostitutiva delle citate certificazioni in carta libera ;
nell’ipotesi in cui il proprietario e/o l’editore sia una persona giuridica o altro ente, produrre una copia autentica in bollo dell’atto costitutivo o dello statuto, o visura camerale in bollo, oppure autocertificazione della qualità di legale rappresentante;
- fotocopia del documento di identità del proprietario e/o dell’editore e del direttore responsabile;
- 3 marche per atti giudiziari o amministrative da euro 16,00;
- 1 marca per diritti di cancelleria da euro 10,62 per eventuale copia conforme;
- ricevuta del versamento di euro 168,00 sul c/c postale n. 8003 intestato all’Ufficio del Registro Tasse e Concessioni governative di Roma;
le ONLUS dovranno produrre la prova della comunicazione alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle Finanze (qualora non ne siano esonerate), di cui all’art. 11 del d.lgs. n. 460/1997, al fine di ottenere l’esenzione dall’imposta di bollo e dalla tassa di concessione governativa.

MUTAMENTI – ANNOTAZIONI VARIAZIONI

Per ogni variazione che intervenga in uno degli elementi costitutivi della testata deve essere presentata domanda dichiarazione mutamento in carta da bollo da euro 16,00 da parte del proprietario, entro quindici giorni dall'avvenuto mutamento per le annotazioni nel registro della stampa (“ogni mutamento che intervenga in uno degli elementi enunciati nella dichiarazione prescritta dall’articolo 5, deve formare oggetto di nuova dichiarazione”: art. 6, comma primo, legge 8 febbraio 1948 n.47)

Cambiamento del proprietario:

Domanda redatta dal nuovo proprietario indicando gli estremi della registrazione della testata presso il Tribunale con allegata la documentazione prevista per l'iscrizione e quella atta a dimostrare il passaggio di proprietà.

Cambiamento del direttore responsabile:

Domanda da parte del proprietario chiedendo la sostituzione del direttore responsabile, indicando le generalità del nuovo e allegando la documentazione prevista per il direttore responsabile.

Mutamento periodicità:

Domanda da parte del proprietario.

Documentazione richiesta

- Per nuovo direttore: certificato di iscrizione del direttore responsabile all’albo dei giornalisti in bollo da euro 16,00, o autocertificazione in carta libera;
- Per nuovo direttore, proprietario o editore: certificato congiunto (o certificati) di nascita, residenza, cittadinanza e godimento dei diritti politici (o del legale rappresentante nel caso di persona giuridica) in bollo da euro 16,00, oppure dichiarazione sostitutiva delle citate certificazioni in carta libera (v. allegato 1);
Nell’ipotesi in cui il nuovo proprietario e/o editore sia una persona giuridica, produrre una copia autentica in bollo dell’atto costitutivo o dello statuto, o visura camerale in bollo, oppure autocertificazione della qualità di legale rappresentante;
- Fotocopia del documento di identità del proprietario e/o dell’editore e/o del direttore responsabile;
- 2 marche per atti giudiziari o amministrative da euro 16,00; 1 marca per diritti di cancelleria da euro 10,62;
le ONLUS dovranno produrre la prova della comunicazione alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle Finanze (qualora non ne siano esonerate), di cui all’art. 11 d. lgs. n. 460/1997, al fine di ottenere l’esenzione dall’imposta di bollo.

La domanda deve essere presentata presso:

Cancelleria Volontaria Giurisdizione piano primo, stanza 106.

Aste Immobiliari

Aste Immobiliari

Le aste immobiliari nascono da esecuzioni immobiliari, fallimenti ed esecuzioni esattoriali. La partecipazione alle aste è aperta a tutti ad eccezione del soggetto esecutato o fallito. La domanda di partecipazione va presentata entro il giorno precedente la data dell'asta in cancelleria, all'esattoria e, nel caso di vendita delegata al notaio o ad un professionista, presso lo studio di quest'ultimo.

domanda partecipazione senza incanto persona fisica
domanda partecipazione senza incanto persona giuridica

 

 

Autorizzazione rilascio documenti espatrio

Autorizzazione rilascio documenti espatrio

 

Cos'è

È la procedura necessaria per ottenere il rilascio/rinnovo del passaporto in favore:

- del genitore di figli minori al quale manchi l’assenso dell’altro genitore, a prescindere dallo stato di separazione e/o divorzio (sia per le situazioni di filiazione legittima che naturale)

- del minorenne, quando manchi l’assenso di uno o entrambi i genitori (sia per le situazioni di filiazione legittima che naturale)

Normativa

art. 3 lett. A e B legge 1185/1967 e successive modifiche

Chi può chiederla

Il genitore che si vuole recare all’estero da solo o con il figlio minore e che manca dell’assenso dell’altro genitore.

Cosa serve

Nota di iscrizione a ruolo e marca da €. 27,00

Domanda (v. modulistica)

Documentazione allegata

Contributo unificato da €. 98,00 (salvo che sia richiesto esclusivamente nell’interesse del minore)

Come si svolge il procedimento

Occorre presentare una domanda (v. modulistica) al Giudice Tutelare del luogo di residenza del minore. In caso di minore affidato ai servizi sociali, è necessario l’assenso scritto del Comune.
Va allegata l’eventuale sentenza di separazione o di divorzio e/o  l’eventuale provvedimento di affidamento emesso dal Tribunale per i Minorenni (in ogni caso, con traduzione giurata, se si tratta di provvedimento emesso da autorità straniera). Attenzione:  il genitore ricorrente dovrà provare di aver inutilmente chiesto l’assenso all’altro genitore o l’impossibilità di richiedere tale assenso (ad esempio mediante il deposito della raccomandata con avviso di ricevimento).  Va altresì allegata l’autocertificazione di stato famiglia.
La domanda va  depositata, direttamente dal ricorrente o per il tramite di persona delegata (in questo caso deve essere prodotta delega e copia del documento identità del delegante), nella Cancelleria della Volontaria Giurisdizione (link orari cancelleria), che iscriverà a ruolo il procedimento rilasciando il relativo numero. Il ricorrente potrà – già dopo pochi giorni – verificare direttamente lo stato del procedimento collegandosi al portale telematico del Ministero della Giustizia (consultazione pubblica registri) e inserendo il numero di iscrizione a ruolo. Normalmente il  Giudice ha necessità di fissare un’udienza per verificare le ragioni del mancato assenso dell’altro genitore.  In tal caso  il ricorrente dovrà recarsi in cancelleria per estrarre copia del provvedimento da notificare/comunicare alla controparte. Se invece il Giudice ritenesse non necessaria l’udienza, procederà direttamente all’accoglimento (o al rigetto, se non sussistessero i presupposti) dell’istanza: in tal caso il ricorrente dovrà recarsi in cancelleria per richiedere la copia del decreto da consegnare poi alla Questura .

Tempistica

Nel caso in cui non sia necessaria l’udienza il decreto del Giudice è disponibile in media entro 15 giorni dalla domanda correttamente depositata. In caso contrario i tempi sono dipendenti dalla gravità ed urgenza del caso.

In relazione ai motivi di urgenza è indispensabile indicare la causa che ha impedito di richiedere il consenso dell’altro genitore e di presentare il ricorso in tempi utili, con ampio anticipo rispetto alla data prevista per la partenza (non è sufficiente la semplice indicazione della prossima data di partenza).